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Immettere in rete il proprio surplus solare non fa perdere denaro: la tariffa minima spiegata

2 settembre 2026 · SOLARSPLIT

«Bisognerà presto pagare per fornire elettricità?», «Il solare sempre meno vantaggioso per i produttori»: diversi titoli di stampa di quest’estate hanno lasciato intendere che un proprietario che immette in rete il proprio surplus solare potrebbe finire per perderci denaro. Per una casa unifamiliare, una PPP o una PMI con un impianto sotto i 150 kW, è falso. A quegli articoli manca una frase della legge sull’energia, e quella frase cambia tutto.

Cosa è cambiato il 1° gennaio 2026

Fino al 2025, ogni gestore di rete fissava il proprio prezzo di ritiro, spesso tra 10 e 15 centesimi per kWh. Dal 1° gennaio 2026, la rimunerazione dell’elettricità immessa si basa su un prezzo di mercato di riferimento che l’Ufficio federale dell’energia calcola ogni trimestre. È la media del prezzo del mercato spot del giorno prima, ponderata con l’immissione fotovoltaica effettiva. In altre parole, questo prezzo segue quanto vale l’elettricità nelle ore in cui il solare produce.

I primi due trimestri hanno mostrato l’ampiezza: 10,27 ct/kWh nel primo trimestre 2026, poi 3,90 ct/kWh nel secondo, quando il sole di primavera ha fatto crollare i prezzi di mezzogiorno. Il prezzo quindi non è più fisso, oscilla, ed è proprio questa oscillazione che la stampa ha descritto come una caduta senza fondo.

La tariffa minima, ciò che la legge garantisce

Il legislatore ha previsto esattamente questo caso. L’articolo 15, capoverso 1bis della legge sull’energia istituisce una rimunerazione minima per gli impianti di potenza inferiore a 150 kW, e l’ordinanza sull’energia ne fissa il calcolo:

  • Meno di 30 kW, che copre la quasi totalità delle case unifamiliari: almeno 6 ct/kWh, qualunque cosa accada sul mercato.
  • Da 30 a 150 kW, con consumo proprio: il minimo vale 180 diviso per la potenza in kW. Un impianto da 30 kW ha quindi 6 ct, uno da 60 kW 3 ct, uno da 100 kW 1,8 ct, uno da 150 kW 1,2 ct.
  • Da 30 a 150 kW, senza consumo proprio: minimo piatto di 6,2 ct/kWh.
  • Oltre 150 kW: nessun minimo garantito, valgono le condizioni di mercato, in genere con un contratto negoziato.

Grafico della rimunerazione minima secondo la potenza

Il meccanismo è semplice: se il prezzo di mercato di riferimento del trimestre scende sotto il minimo, il gestore di rete versa la differenza per ogni kWh immesso. Nel secondo trimestre 2026, il proprietario di un impianto da 10 kWp ha così incassato 6 centesimi e non 3,9. A seconda del gestore, il piccolo impianto riceve o una tariffa fissa sopra il minimo, 9,5 centesimi garanzia d’origine compresa presso un distributore romando nel 2026, o il prezzo trimestrale stesso, limitato verso il basso dal minimo e completato dalla garanzia d’origine, da 0,5 a 1,5 centesimi a seconda del trimestre.

E nel 2027, con il prezzo spot al quarto d’ora?

È da qui che nasce la confusione. Il Parlamento ha deciso nell’autunno 2025 che dal 1° gennaio 2027 la rimunerazione non si baserà più sulla media trimestrale ma sul prezzo spot al momento dell’immissione, al quarto d’ora. Questo prezzo diventa talvolta negativo, qualche ora all’anno, quando la rete europea trabocca di elettricità una domenica di maggio. Da qui i titoli: «potreste dover pagare per immettere».

Ciò che questi titoli dimenticano è che la rimunerazione minima è scritta nella legge e non sparisce nel 2027. Si applica kWh per kWh: per ogni chilowattora immesso, il gestore di rete versa la differenza tra il prezzo di riferimento e il minimo, con effetto retroattivo sul trimestre. Un’ora a prezzo negativo non genera quindi alcuna fattura per il proprietario di un impianto sotto i 150 kW, viene semplicemente pagata al minimo. L’Associazione delle aziende elettriche svizzere e Swissolar l’hanno detto chiaramente alla stampa: i proprietari di piccoli impianti non devono aspettarsi di pagare.

Ciò che il nuovo modello cambia davvero è l’incentivo: immettere quando l’elettricità vale molto e consumarla in proprio quando non vale nulla. Una batteria, una pompa di calore o una stazione di ricarica pilotata ne traggono vantaggio. Chi ha un interesse reale a sorvegliare le ore negative sono gli impianti oltre 150 kW senza contratto, e quelli si gestiscono diversamente, con accordi con il distributore.

Cosa cambia per la redditività

Il kWh immesso è sempre stato il meno pagato della vostra produzione. Il kWh che consumate voi stessi vale quanto non pagate più al vostro fornitore, spesso 25 o 30 centesimi. Il kWh immesso vale il prezzo di ritiro, 4 o 10 centesimi a seconda del trimestre e del distributore, mai meno del minimo. La redditività di un impianto si gioca quindi sulla quota di autoconsumo, non sul prezzo di ritiro, e la tariffa minima non ha altro ruolo che chiudere la porta allo scenario catastrofico.

Tre leve pesano più di tutte le variazioni del mercato:

  • Dimensionare correttamente, partendo dal consumo reale e non dalla superficie di tetto disponibile.
  • Consumare nelle ore di produzione, con ciò che si può già pilotare in casa: boiler dell’acqua calda, pompa di calore, auto elettrica.
  • Vendere il surplus localmente invece che alla rete, ai vicini, in un raggruppamento RCP o in una comunità CEL, a un prezzo concordato tra voi e stabile per contratto.

Prima di credere a un titolo

Un impianto solare in Svizzera non diventa un peso perché il mercato di mezzogiorno è sceso. La legge limita il prezzo di ritiro verso il basso per tutti gli impianti sotto i 150 kW, e il vostro molto probabilmente ne fa parte. Ciò che merita la vostra attenzione è la vostra quota di autoconsumo e il modo in cui il vostro surplus viene valorizzato. Lo studio online gratuito di SOLARSPLIT stima la vostra produzione, il vostro autoconsumo e il vostro surplus a partire dal vostro tetto e dal vostro consumo, prima ancora di parlare di installatore.

E il vostro tetto, quanto vale?

La simulazione è gratuita e online, sulla base dei dati pubblici del vostro edificio.

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